Lettera 36

OGGI GIANCARLO SIANI AVREBBE COMPIUTO 61 ANNI

Oggi Giancarlo Siani avrebbe compiuto 61 anni, probabilmente avrebbe una moglie e dei figli e seduto alla sua scrivania sarebbe in procinto di scrivere un pezzo di cronaca cittadina.

Giancarlo non può scrivere più, perché Giancarlo è stato ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, aveva appena compiuto 26 anni. Fu ammazzato dalla camorra a Napoli in piazza Leonardo al Vomero, sotto casa, quando era ancora a bordo della sua auto. Il giovane cronista era finito nel mirino della criminalità organizzata a causa delle sue inchieste sul legame tra camorra e politica ma a costargli la vita nello specifico fu l’inchiesta sugli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980. Gli esecutori materiali dell’omicidio furono catturati ben dodici anni dopo la sua morte, due killer, poco più che ventenni del Clan Nuvoletta di Marano, nella parte nord di Napoli. L’organizzazione, affiliata a Cosa Nostra, è stata protagonista di una lunga  faida che, dal 1970 al 1983, l’ha vista in guerra con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. I mandanti dell’omicidio sono i boss dell’organizzazione, Angelo e Lorenzo Nuvoletta, ma l’ordine è arrivato direttamente dalla Sicilia, dallo “zio” Totò Riina.

Giancarlo lavorava a «Il Mattino» di Napoli e come tanti giovani articolisti del tempo ( e di oggi!), era un collaboratore senza contratto, che affrontava la “gavetta” lavorando fino a dodici ore al giorno in redazione senza vedere una lira. All’epoca si disse che i colleghi regolarmente assunti si burlassero della sua condizione di precario dell’informazione, fino al punto di appendere sulla sua scrivania un ironico cartello che lo etichettava come “schiavo”. Gli stessi che nell’edizione del giorno dopo l’omicidio non gli dedicarono neppure la prima pagina per la sua morte , ma soltanto tre colonne di spalla e per la paura di fare la stessa fine, per alcuni giorni, decisero di comune accordo di non firmare i pezzi sul giornale. Solo il vescovo Antonio Ambrosanio, il 26 di settembre, ai funerali , davanti a migliaia di persone stipati dentro e fuori dalla chiesa di Via Girolamo Santacroce , disse senza mezze parole che la sorte del giovane giornalista era una tragedia annunciata, dato che “Siani ha scritto l’ultimo articolo con il sangue” e aggiunse “Ma gli assassini hanno sbagliato perché da oggi noi tutti, anziani e giovani, vogliamo dimostrare di essere pronti a raccogliere l’ eredità del giovane cronista nel tentativo di riaffermare il primato della fiducia nella vita sulla barbarie della morte”. 

Giancarlo, a differenza di tanti suoi colleghi, nei suoi articoli metteva nero su bianco nomi e cognomi che, per tanti non osavano neppure pronunciare ad alta voce. Nomi pesanti, come quelli di Valentino ed Ernesto Gionta, Lorenzo e Angelo Nuvoletta e Antonio Bardellino coinvolti in tutte le nefandezze che in quegli anni si consumano nel napoletano e non solo. Giancarlo riporta i fatti in modo preciso e senza nessun timore reverenziale. Perché Giancarlo aveva ben chiaro quale fosse il ruolo del giornalista e del suo dovere di informare i cittadini, lo stesso dovere che aveva fermato il cuore di tanti suoi colleghi: Peppino Impastato, Mauro De Mauro, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e tanti altri, tutti morti ammazzati perché avevano toccato intrecci e affari delicati.

Oggi, Giancarlo Siani, avrebbe compiuto poco più di sessant’anni, per noi che lo ricordiamo avrà per sempre 26 anni, i capelli neri come il carbone e quel sorriso ingenuo a bordo della sua inseparabile Citroën Mehari verde.

Il Direttore