Lettera 36

A BOLOGNA, DOPO QUARANTANNI, L’OROLOGIO SEGNA ANCORA L’ORA DELLA STRAGE. ERANO LE 10.25 DEL 2 AGOSTO 1980.

            Giovedì 30 luglio 2020 – «Lettera36», interrompe le pubblicazioni per la pausa estiva: ci rivedremo a settembre. Non me la sento di augurare le consuete buone vacanze a nessuno. Non sono tempi per farlo visto che un italiano su due, per motivi economici e preoccupazioni sanitarie, in questa estate non farà un solo giorno di vacanza.

            Non basteranno le rassicurazioni di virologi e politici da circo equestre (con tutto il rispetto per il comparto circense) a tenerci disattenti su quanto sta avvenendo intorno a noi e prestare le dovute precauzioni nel muoversi di tutti i giorni.

            Non possiamo però non ricordare, che tra pochi giorni sarà il 2 agosto e saranno passati esattamente 40 anni dalla più grave strage della storia della Repubblica italiana: quella alla stazione di Bologna. Quel giorno di agosto del 1980, alle 10.25, nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna Centrale, esplose un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata. Le vittime furono ottantacinque, i feriti oltre duecento. Tanto si è detto e scritto, dei depistaggi di una parte dei nostri Servizi e del potere politico di quegli anni. Per la strage sono stati condannati in via definitiva come esecutori Francesca Mambro, (terrorista dei NAR e moglie di Fioravanti, arrestata nel 1982. Ritenuta colpevole di 96 omicidi viene condannata a nove ergastoli, 84 anni e 8 mesi di reclusione. Ne sconterà 16 prima di essere rimessa in libertà), Valerio Fioravanti (terrorista dei NAR, marito della Mambro, arrestato nel 1981 è accusato di 93 omicidi e condannato a 8 ergastoli. Dall’aprile del 2009 è ritornato in libertà), Luigi Ciavardini (terrorista dei NAR. Nel 2007 è stato definitivamente ritenuto corresponsabile della strage e per questo condannato a 30 di reclusione. Dal 2009 ha ottenuto la semilibertà) e pochi mesi fa, in primo grado, il quarto NAR, Gilberto Cavallini (killer con decine di omicidi sulle spalle tra cui quello del sostituto procuratore Mario Amato nel giugno dell’80. Condannato all’ergastolo in primo grado è oggi in regime di semilibertà ).

            In questi giorni, il settimanale «L’Espresso» apporta gli ultimi tasselli del mosaico criminale della strage di Bologna.. Lo fa con un’inchiesta firmata da Paolo Biondani che pubblica nuovi documenti, intercettazioni e testimonianze che chiamano in causa personalmente il capo della loggia P2, Licio Gelli , morto nel 2015, già condannato per tutti i depistaggi successivi alla strage, il suo tesoriere e braccio destro Umberto Ortolani e il capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato. Al centro delle nuove accuse ci sono carte segrete di Licio Gelli, scritte di suo pugno, che erano state fatte sparire dagli atti del processo per la bancarotta dell’Ambrosiano e ora si possono finalmente rendere pubbliche. Il giornale, con documenti alla mano, sostiene che fu Licio Gelli, il capo della Loggia massonica deviata P2, golpista incallito, a finanziare i terroristi neofascisti dei NAR con quasi un milione di dollari, per compiere la strage di Bologna.

            L’inviato del settimanale, seguendo, con ostinazione le indagini della procura generale di Bologna e gli avvocati di parte civile, consultando decine di documenti firmati dallo stesso Gelli è giunto alla conclusione che a pagare profumatamente gli esecutori neofascisti dei NAR, e subito dopo finanziare i depistaggi sulla strage, investendo svariati milioni di dollari da un suo conto svizzero, arricchito dal denaro sottratto al Banco Ambrosiano con l’aiuto di Umberto Ortolani. Denaro che servi a mettere un bavaglio su tutto quello che concerneva la strage.

            L’anno 1980 si macchiò di sangue proprio nel periodo estivo. Si iniziò con l’assassinio del giudice Mario Amato, solitario magistrato che indagava sulla Loggia deviata (23 giugno), strage di Ustica (27 giugno) e la strage di Bologna (2 agosto). In quell’anno il Venerabile Maestro si distinse in oscure manovre finanziare, per depistare e indirizzare le indagini verso Gheddafi, i palestinesi e altre invenzioni rinforzate da pezzi deviati del nostro apparato statale e piduisti della finanza.

            La stessa procura bolognese ha trovato e vuole portare a giudizio un presunto ulteriore esecutore dell’attentato: Paolo Bellini, da neofascista di Avanguardia Nazionale (fu autore di delitti politici come l’omicidio del giovane di sinistra Alceste Campanile nel 1975) poi passato alla criminalità comune come killer della ‘ndrangheta emiliana. Un passato criminale che oggi, venute a mancare le protezioni di un tempo, è tornato ad interessare gli inquirenti che indagano sulla strage soprattutto grazie a un filmato amatoriale in super 8 girato da un turista tedesco poco prima dell’esplosione e ritrovato nell’archivio di Stato. Tra i tanti volti delle persone che si vedono sul primo binario c’è quello di un giovane con baffi e capelli ricci, che gli inquirenti hanno collegato a Bellini e che è stato riconosciuto anche dalla ex moglie Maurizia Bonini:. “Purtroppo è lui”, ha detto senza esitare un attimo. Oltre a Bellini nel mirino degli inquirenti è finito anche l’ex generale dei servizi segreti di Padova, Quintino Spella (oggi novantenne), con l’accusa di depistaggio. Il militare, interrogato come testimone, avrebbe negato di aver ricevuto nel luglio 1980 dal giudice Tamburino le rivelazioni dell’ex terrorista nero Luigi Vettore Presili che aveva annunciato la strage. Indagato per depistaggio anche Piergiorgio Segatel, ex carabiniere del Nucleo investigativo di Genova, nel 1980. Nei guai, sempre per aver ostacolato le indagini, Domenica Cadracchia, responsabile delle società, legati ai servizi segreti che affittavano gli appartamenti di Via Gradoli, nei quali nel 1981 trovarono rifugio alcuni appartenenti ai NAR.

            “Esprimiamo soddisfazione per l’indagine condotta in maniera ineccepibile e attenta dalla procura generale. L’addebito provvisorio a Paolo Bellini ce lo aspettavamo e ora abbiamo la conferma. L’ipotizzato concorso in strage di Gelli, Ortolani, D’Amato e Tedeschi è una novità assoluta che ci fa ritenere che questo processo possa cambiare la storia di questo paese”. Lo dice l’avvocato Andrea Speranzoni, per conto dei familiari delle vittime della Strage del 2 agosto 1980.

Arrivederci a settembre!

Il Direttore